PEZZO IN MOSTRA ESTERNA Immagine Strumento
Documentazione rapida
analogica

Plaubel Makina I

ID Inventario

#143


Attualmente in esposizione esterna
Questo pezzo fa parte della mostra: Sincronie storiche - Dialoghi fotografici nel tempo presso Palazzo Pretorio - Piazza San Francesco d'Assisi, Figline Valdarno (23 maggio - 7 giugno 2026).
Note Introduttive

All’inizio del Novecento la fotografia era ancora un territorio dominato da grandi apparecchi da studio, cavalletti pesanti e lastre di vetro ingombranti ed in questo scenario, nel 1912, la ditta tedesca Plaubel & Co. presentò qualcosa di sorprendente: la Makina I, una fotocamera pieghevole capace di unire la qualità del grande formato alla portabilità. Era una vera rivoluzione !
La Plaubel Makina I, prima versione del modello, colpiva subito per il suo aspetto professionale: corpo metallico solido, soffietto che si apriva in avanti con eleganza, cursori laterali per regolare diaframma e tempi in modo intuitivo. La Makina I era pensata per chi aveva bisogno di qualità elevata anche fuori dallo studio: fotogiornalisti, fotografi industriali, tecnici.
Grazie a vari adattatori poteva usare sia lastre 6,5×9 cm sia pellicola a rullo. Inoltre, era uno dei pochi apparecchi dell’epoca a consentire l’intercambiabilità delle ottiche, spesso firmate Plaubel (come gli Anticomar) o da prestigiosi produttori come Zeiss.
Ciò che rese la Makina così apprezzata fu l’equilibrio perfetto tra precisione meccanica e praticità. Era robusta, affidabile e versatile. Non a caso molti la definirono, retrospettivamente, “la Leica del medio formato”, benché la Leica arrivasse solo dieci anni dopo. Col passare degli anni, Plaubel introdusse versioni aggiornate della Makina (II, III, Automat...), ma la prima rimase un simbolo di ingegneria tedesca e di fotografia professionale nel periodo 1910-1930.
Oggi, un esemplare di Plaubel Makina I con marchio D.R.G.M. è molto più di una macchina fotografica: è un frammento di storia, un oggetto collezionistico che racconta l’evoluzione della fotografia moderna e l’ambizione di costruire strumenti perfetti anche in tempi in cui tutto era ancora pionieristico.
In mano, trasmette una sensazione rara: quella del passato tecnico fatto di ottone, vetro e precisione meccanica.
Un capolavoro che, ancora oggi, affascina chiunque ami la fotografia con anima.
Non tutte le Makina I erano identiche, nel corso degli anni ’10 e ’20 Plaubel modificò diverse volte la Makina I.
Le primissime Plaubel Makina I furono prodotte senza telemetro integrato. Questi esemplari sono molto rari e rappresentano le versioni più antiche (circa 1912–1914). Le Makina I iniziali avevano:
• Un semplice mirino a traguardo o ottico.
La messa a fuoco tramite scala metrica sulla manopola frontale.
Nessun sistema per verificare la messa a fuoco se non l’esperienza del fotografo me c’era la possibilità di aggiungere telemetri esterni opzionali montati sulla slitta.
Plaubel, vedendo il successo delle prime Makina, introdusse poco dopo una versione migliorata con telemetro accoppiato fisso sopra l’obiettivo.
Le Makina I senza telemetro sono: le più antiche – le più rare e molto ricercate dai collezionisti
Sono un pezzo di preistoria della fotografia portatile professionale.
La sigla “D.R.G.M.” che troviamo sulla Plaubel Makina I sta per: “Deutsches Reichsgebrauchsmuster”, che in italiano si può tradurre come “Modello di utilizzo del Reich tedesco”. Negli anni ’30, in Germania, non esistevano solo i brevetti come li conosciamo oggi: c’era anche questa forma di protezione legale per invenzioni e design, pensata per tutelare idee innovative che non erano necessariamente rivoluzionarie come un brevetto completo, ma che meritavano comunque protezione. La presenza della sigla D.R.G.M. rende la Plaubel Makina I più pregiata agli occhi dei collezionisti, ma va spiegato bene il perché:
La sigla indica che la macchina è originale e prodotta negli anni ’30, quindi è un modello pre-bellico.
Non tutte le Makina I recano la sigla: alcune copie successive o ristampe potrebbero non averla.
I collezionisti danno importanza alle sigle D.R.G.M. perché attestano l’epoca e la registrazione del brevetto.
È un piccolo dettaglio che conferisce autenticità storica e maggiore rarità.

Specifiche Tecniche
Formato Pellicola: 120
Otturatore: Centrale meccanico
Esposimetro: 0
Trascinamento: Manuale
Donatore: Carlo Bruschini
Anno Fabbricazione: 1913
Matricola: Non presente
Made in: Germania
Peso: 1100 gr
Dimensioni: 180 x 100 x 150 cm
Stato e Collocazione
Stato espositivo: Trasferita in Mostra
Studio Storico e Scheda Descrittiva Ufficiale
Schermo Intero
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